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Cresce il gruppo degustatori della delegazione di Como

Anche quest’anno la delegazione di Como si arricchisce, diventa più numeroso il gruppo di Degustatori Ufficiali AIS.
Un traguardo ambito, un percorso di studio rigoroso ed approfondito, un esame stressante. Una qualifica con la quale si entra a far parte del Gruppo Degustatori Ufficiali di AIS Lombardia, con possibilità di frequentare degustazioni dedicate a mantenersi in forma e contribuire alla redazione delle guide Vitae e Viniplus. Ma essere degustatore è anche un passo intermedio per chi pianifica di diventare Relatore, Direttore di Corso o – perché no! – cimentarsi in concorsi.mr22
Oggi ci congratuliamo pubblicamente con Mirko Rosa, Sommelier della delegazione di Como, che dalla sessione d’esame del 22 e 23 Settembre a Milano, ritorna a casa con il diploma di Degustatore!
Ed anche a lui (come già fatto in passato) rivolgiamo alcune domande, per celebrarlo e conoscerlo meglio.

Cosa ti ha spinto ad affrontare il seminario per degustatori? Sommelier non bastava?
Come diceva qualcuno “chi si ferma è perduto”! Scherzi a parte, la passione per il mondo del vino, nata per caso, non ha fatto altro che crescere in questi anni, grazie alla curiosità, alla voglia di scoprire ed assaggiare prodotti differenti. Un ruolo importante è anche quello del bel gruppo che fa capo ad AIS Como e alle amicizie che si sono create. In particolare la tecnica della degustazione, costante oggetto di dibattito tra i sommelier, è sempre stata uno dei miei argomenti preferiti, in particolare la relazione con i terreni: perché un Pinot Nero coltivato in Oltrepò Pavese ha caratteristiche così differenti rispetto al Pinot Nero di Borgogna o a quello Neozelandese ? In che modo i terreni influenzano il contenuto dei nostri bicchieri? Sono tutte curiosità che mi appassionano e che continueranno a farlo!

Sappiamo che il seminario sta cambiando, che è una formula in evoluzione. Cosa ti è piaciuto e cosa hai trovato più difficoltoso?
La nuova formula è più incentrata sul concetto di degustazione. Oltre ad un seminario molto interessante, abbiamo assaggiato vini molto importanti e particolari… una bella esperienza che non capita sicuramente tutti i giorni. La parte più piacevole è sicuramente quella di approfondimento di alcuni argomenti relativi alla degustazione e mi è piaciuto molto il concetto di descrizione giornalistica, un modo differente di raccontare il vino. Ho avuto un po’ di tentennamento nella valutazione scritta dei due vini il primo giorno, sarà stato per la tensione, o forse per la stanchezza fisica: dalle 9 del mattino alle 16 si analizzano 13 vini differenti!

E adesso, che programmi hai? Ti vedi a un punto di arrivo, ti senti in viaggio o sei giunto a destinazione?
Arrivati mai! Per ora mi godo questa soddisfazione, e non è di poco conto, mi sembrava di esser tornato ai tempi dell’università! Di certo continuerò ad approfondire, partecipare a eventi, cercare di avere dei confronti con colleghi e produttori. Eventualmente valutare un percorso di crescita all’interno dell’associazione, vedremo… per ora vivo alla giornata!

Una curiosità, che abbiamo chiesto anche ad altri: c’è stata una stata una bottiglia di vino che ha lasciato il segno, che ha fatto partire la passione per il vino?
Il vino è emozione, e ho tanti ricordi differenti ma collegati tra loro. Tornando a quando ero bambino sicuramente il vino con le pesche che mio nonno mi faceva bere in Sicilia quando avevo 10 anni; una bottiglia di Negroamaro di mio cognato nel quale ho identificato nettamente del cuoio 13 anni fa, è stata la prima sensazione percepita nel vino differente dall’alcol! E ancora, il vino imbottigliato da mio zio, semplice ma che ha accompagnato me e la mia famiglia anni fa in un periodo molto intenso e travagliato ma del quale mantengo ricordi piacevoli. Infine, il mio povero papà mi ricordava sempre che quando avevo 2 anni gli avevo fregato un bicchiere di grappa per assaggiarla… più degustatore di così!

72 nuovi Sommelier!

43 lezioni in tre livelli, una visita in cantina, 130 vini degustati, due prove di autovalutazione intermedia, la cena didattica finale e poi due giorni di esame, scritto ed orale.

Sono i numeri del corso di abilitazione per Sommelier AIS, uno slalom fra le 74 DOCG e 330 DOC italiane ma senza dimenticare i vini esteri, un percorso intenso che dura poco più di un anno per conoscere e saper valutare, comunicare ed abbinare il vino e cibo. E, alla fine, fregiarsi dell’ambito titolo di Sommelier.

Sono stati appena più di un centinaio gli iscritti al primo livello del corso ed in ottantotto alla fine del percorso hanno affrontato la due giorni dell’esame all’inizio dell’anno. Un percorso affascinante, un esame articolato che spazia dalla viticoltura all’abbinamento cibo-vino, passando per i vini di tutto il mondo, senza trascurare bollicine, birre e distillati.

I candidati comaschi non si sono fatti scoraggiare ed hanno usato ogni ritaglio di tempo per studiare, degustare, confrontarsi, e arrivare preparati all’esame.

Paolo Vismara, Direttore del Corso è soddisfatto “vediamo un interesse crescente al mondo del vino; nella area comasca ed anche dal Canton Ticino sono in tanti ad iscriversi ai corsi, la maggio parte giovani. Semplici appassionati alla ricerca dell’approfondimento e persone collegate al mondo del vino o della ristorazione” e sottolinea come per la delegazione sia importante seguire i corsisti dall’inizio alla fine del percorso. E continua “Cerchiamo di metterli a loro agio in modo che il corso sia piacevole. Li aiutiamo cercando di andare incontro alle loro esigenze e facendo loro capire come pianificare il lavoro di preparazione all’esame: la semplice presenza al corso non è sufficiente! E mi sembra che in delegazione si stia facendo un buon lavoro, viste le buone percentuali di promossi degli ultimi esami.

Sono 72 i nuovi sommelier della delegazione di Como che oggi ritirano l’ambito Tastevin alla cerimonia di consegna dei diplomi che, come vuole la tradizione, si svolge in Franciacorta presso la storica Cantina Berlucchi.

A qualcuno di loro abbiamo rivolto qualche domanda, alla fine dell’esame. Alcuni sono professionisti della ristorazione, altri sono semplici appassionati. Tutti sono entusiasti del percorso fatto e consiglierebbero il corso ad un amico.

Per Lorenza, dirigente farmaceutica, “la parte più interessante del percorso è stato il secondo livello, le zone ed i vitigni”, e sono in tanti ad essere d’accordo che la panoramica sui vini italiani e del mondo che costituisce la parte centrale del percorso è stata quella accattivante. Per Michele, docente universitario, è stato lo studio dell’abbinamento cibo-vino la parte più interessante, e non è l’unico a pensarla così. Marilena e Luana, che operano nella ristorazione, fanno fatica a individuare un singolo argomento di interesse “gli argomenti sono tutti estremamente interessanti non posso sceglierne solo uno!” dice una, “Ce ne sono molteplici…Spumanti, la Francia, Viticoltura,i vini passiti, e tanti altri ancora…” fa eco la compagna di studi.

Altri sono rimasti affascinati da tutto il processo “Sapere come dalla barbatella si arriva alla bottiglia tappata e pronta”, suggerisce qualcuno.
È stata dura ma entusiasmante” ci racconta Valentina, impiegata in una azienda di moda, “La parte più difficile è stato ricordare tutte le DOC e DOCG, anche se sono contenta di averlo fatto, difficilmente le dimenticherò!” ed ancora “L’abbinamento cibo-vino è stata la parte più entusiasmante, mi si è aperto un mondo!”.

La figura del Commissario d’esame mette sempre un po’ di soggezione; “per me la parte più difficile è stata la degustazione di fronte al commissario”, ricorda Lorenza ma poi ammette la gioia nel sentire l’esaminatore dirle che è diventata Sommelier!

E ora? Diventare Sommelier è un punto di arrivo o di partenza?Non si finisce mai di imparare e non mi fermerò qui” dice Luana, ed anche tutti gli altri sono concordi, anche per lo spirito di gruppo che si è creato. Per Paola, impiegata in una agenzia immobiliare, “L’obiettivo è proseguire e mantenermi aggiornata”. Altri fanno il coro di voler “Partecipare a qualche Master” o “seguire le degustazioni proposte dalla delegazione”.

Qualcuno punta ancora più in là, consapevole di farlo “Mi piacerebbe diventare relatore ai corsi AIS, anche se so che sarà lunga…” !

Una cosa è certa, a tutti i neodiplomati, motivazione e passione per il vino non mancano. E noi della delegazione siamo orgogliosi aver consegnato tastevin e diploma a persone così piene di entusiasmo!

Nuovi Degustatori in AIS Como

Dallo scorso novembre la nostra delegazione provinciale si arricchisce di tre nuovi Degustatori: Andrea Campanari, Marco Misitano e Luca Terzi.

A loro facciamo i nostri complimenti, per aver raggiunto un traguardo molto ambito. L’abilitazione a Degustatore Ufficiale AIS è frutto di passione, dedizione, fatica e tanto studio: una meta importante nella carriera di un Sommelier. Questa qualifica offre nuove possibilità di crescita professionale: formazione permanente, degustatore per le guide Vitae e Viniplus e possibilità di diventare relatore ai corsi AIS per dire le più popolari.

Abbiamo fatto loro qualche domanda, per scoprire le loro motivazioni e qualche tratto del loro carattere.

Come mai degustatore? Sommelier non bastava?

AC: La passione per il vino me l’ha passata mio padre, il percorso per diventare Sommelier è stato bellissimo, molto impegnativo ma con delle soddisfazioni enormi. Amare il vino, credo, significa, in particolare per noi italiani, amare le nostre radici. Il vino è un sapere che merita studio continuo e rispetto. La mia voglia di risvegliare i miei sensi, e farli tornare curiosi, un po’ come quando ero bambino, mi ha spinto a diventare degustatore non solo per capire e approfondire se un vino è “buono, brutto o cattivo” ma per imparare ad apprezzarne a pieno l’infinità di profumi e sapori che regala collegando le sensazioni percepite alla sua storia.

MM: Il vino per me è un piacere e una passione. Io sono fatto così, quando ho una passione, voglio arrivare fino in fondo. Diventare sommelier qualche anno fa è stato un bellissimo percorso, la tecnica della degustazione mi ha subito affascinato e il percorso da degustatore è stato un approfondimento molto interessante. Essere Sommelier significa sapere tante cose sul vino, essere degustatore significa non solo approfondire una parte specifica di questa conoscenza, vuol dire soprattutto capire meglio il vino.

LT: Da bambino, quasi per gioco, è nata la passione per la cucina che prosegue ancora oggi. Per caso qualche anno fa un volantino dei corsi per Sommelier mi ha fatto avvicinare ad AIS Como: fino a quel momento il vino per me era relegato a ruolo marginale, ma in quell’occasione mi sono chiesto se potesse valere la pena iniziare a conoscere un po’ il mondo del vino e quindi ho iniziato. Man mano che mi proseguivo nel viaggio alla scoperta del vino, ho trovato un’altra passione che si è affiancata a quella della cucina. All’inizio il percorso è stato arduo, e l’esame di sommelier è stato il primo traguardo che ha permesso di fermarsi per riprendere un po’ di fiato e trovare un po’ di conforto ammirando tutta la strada che è stata fatta. L’esame da degustatore una seconda tappa, un’altra cima doppiata; il cammino è ancora lungo, ma ora il panorama sta diventando sempre più interessante!

E adesso, che programmi hai?

AC: Vivo la giornata. Per ora mi godo questo bellissimo momento! Però non nego la volontà di diventare, forse un giorno, un bravo direttore di corso e chissà magari anche un affermato relatore per trasmettere la mia grande passione per il vino, far apprezzare questo mondo in tutti i suoi aspetti, far godere fino in fondo il suo fascino.

MM: Mi piacerebbe diventare relatore. Quando ho fatto il corso, ascoltando qualche lezione mi sono detto “chissà se conoscessi io l’argomento; sarei in grado di fare di meglio?”. Mi piace parlare in pubblico, la passione per il vino non manca. Credo che con qualche viaggio-studio potrei arrivare a imbastire una lezione e darmi una risposta… Vedremo!

LT: Come dicevano gli antichi, più sai e più ti sembra di non sapere. Con il vino per me è stato così: prima di iniziare il corso di primo livello ero convinto che, una volta superato l’esame di sommelier, sarei stato in grado di decifrare senza esitazione qualsiasi vino avrei avuto davanti. Con il tempo, invece, ho imparato che ogni etichetta racconta una storia, e per poterla ascoltare e comprendere appieno bisogna saper ricomporre un puzzle fatto di tante tessere: enologia, viticoltura, agronomia, chimica, fisiologia, psicologia, storia, geografia, marketing, e tanto altro. Passare l’esame da degustatore è certamente stata una soddisfazione dopo tutto l’impegno che c’è voluto, e questo traguardo resta solo il punto di partenza in una strada che si presenta ancora lunga e ricca di sfide interessanti. Per ora mi godo questo momento, anche se più avanti mi piacerebbe intraprendere il percorso da relatore per trasmettere la passione del vino ad altri.

Curiosità: c’è stata una stata una bottiglia di vino che ha lasciato il segno?

AC: Ho un bellissimo ricordo di quando ero bambino: ogni anno andavo con mio padre a prendere il vino dal contadino. Incuriosito, lo seguivo sempre fino in cantina per cercare di capire come faceva il vino, quale fosse la “ricetta” magica. Una volta ci disse di rimanere a pranzo per assaggiare il vino della nuova annata. Ancora piccolo non potevo bere il vino ma mio padre di nascosto mi fece fare un piccolo sorso: rimasi estasiato, fu una vera e propria folgorazione! Un’esperienza bellissima, unica… che provo ancora oggi, dopo tanti anni, ogni volta che assaggio quel vino! (Mio padre era marchigiano, era molto legato alla sua terra, e ogni anno prendeva sempre il Verdicchio dei Castelli di Jesi).

MM: Quando ero ragazzino, a tavola non mancava mai il vino. A una certa età ho cominciato a berlo anch’io, ammetto che mi piaceva più l’idea di berlo “come i grandi” che il gusto. Un giorno mio padre ha messo a tavola una bottiglia di Amarone Masi. Il sorso è stato travolgente, ho capito che c’era vino e Vino con la V maiuscola. Forse è stata quella bottiglia, trent’anni dopo, a spingermi in AIS e in questo percorso di passione per il vino.

LT: La mia memoria enologica risale a quando ho iniziato i corsi di sommelier qualche anno fa. Da allora mi è capitato spesso di incontrare nuove etichette che si contendono i primi posti nella lista dei vini preferiti. Ma quando penso a un vino che ha lasciato il segno, quello è sicuramente il Ben Ryé di Donnafugata assaggiato durante il primo livello. Meraviglioso!

Professione relatore: l’intervista a Franco Graziosi a cura di Alessandro Franceschini

Franco Graziosi è uno dei pilastri di AIS Como: relatore, direttore di corso, e organizzatore di eventi, ha iniziato a collaborare con la nostra delegazione nel 1982, subito dopo aver passato l’esame del primo livello. (Eh sì, fino a qualche anno fa gli esami si sostenevano alla fine di ogni livello!)

Pubblichiamo con piacere il testo integrale dell’intervista che Alessandro Franceschini ha realizzato nel suo articolo “Professione relatore” su Viniplus di Lombardia di Settembre 2014.  Alessandro ci ha anche passato anche una foto storica di Franco Graziosi in compagnia di Luigi Veronelli: per motivi di spazio non è stato possibile inserirla nella rivista, noi invece la pubblichiamo molto volentieri.

Grazie Alessandro per la splendida intervista, e grazie Franco per… be’ per tutto quello che hai fatto e continui a fare per AIS Como!

Professione relatore

Articolo a cura di Alessandro Franceschini
Tratto da Viniplus  di Lombardia n. 7, Settembre 2014

 

Alessandro Franceschini: Sei una delle colonne storiche di AIS Lombardia, e in particolare della delegazione di Como. Tornando indietro nel tempo, raccontaci qualcosa prima di tutto qualcosa di te e poi come avviene il tuo incontro con il mondo del vino. È stato amore a prima vista?

Franco Graziosi: Sono nato nelle Marche a Mogliano Marche e a 5 anni mi sono trasferito a Olgiate Comasco. A 16 anni altro trasferimento a Mestre: qui completo gli studi superiori e frequento le Università di Venezia e di Padova, poi inizio ad insegnare. Incontro il mondo del vino sostanzialmente nel periodo universitario: eravamo studenti con pochi soldi e tante speranze, uno solo con la macchina. Battevamo tutte le osterie di campagna nel triangolo Venezia–Padova–Treviso. Menu d’ordinanza: costine, soppressa grigliata, polenta bianca brustolata. Vini: Raboso e Malbech del Piave, Prosecco frizzante e i mitici (ma fuorilegge) Clinton e Fragolino (fermentato in purezza). Con i primi stipendi e con i colleghi della scuola andavamo alla ricerca di piccoli ristoranti emergenti. Incontro piatti raffinati, che cerco poi di riproporre con gli amici. Comincio ad assaggiare anche i primi vini importanti in abbinamento, non cercati ma proposti da ristoratori preparati. Insomma, niente amore a prima vista con il mondo del vino, ma un avvicinamento graduale e costante ad una enogastronomia di qualità. Di sommelier e dell’Associazione, in quel periodo, nessuna conoscenza. Però il destino, comunque, mi diede un segnale: infatti, il ristorante più frequentato nei 18 anni di permanenza a Mestre è stato Dall’Amelia, con patron Dino Boscarato, grande chef e sommelier, e che alla fine degli anni ’80 diventerà presidente dell’Associazione Italiana Sommelier. Chi immaginava che l’avrei incontrato!

AF: Tra i tuoi miti, Gianni Brera e Luigi Veronelli. E il tuo vero incontro con il mondo del vino avviene proprio per merito di quest’ultimo. Giusto?

FG: Sì, proprio così. A 34 anni ritorno in Lombardia e mi sistemo definitivamente a Torno sul lago di Como. Un giorno di maggio del 1980, il “pizzica” (titolare di un negozio alimentare con bei vini) mi dice: «ho l’invito per l’inaugurazione di una enoteca a Casatenovo Brianza, viene presentato un nuovo Champagne e i migliori ristoranti della Brianza presentano un piatto con un vino in abbinamento. Forse partecipa anche Luigi Veronelli che è amico della titolare». Inutile dire che con largo anticipo ci troviamo lì. Presentato a Veronelli, ci incrociamo alle varie degustazioni scambiando opinioni e giudizi sui piatti tanto che verso la fine della serata vuole sapere del mio lavoro (insegnante di matematica) giungendo alla conclusione che nulla mi impediva di corredare la mia profonda (bontà sua!) conoscenza della gastronomia e della cucina con altrettanta conoscenza dei vini per un corretto abbinamento e mi suggerì di frequentare un corso di sommelier, e, nello specifico mi parlò dell’AIS.

Foto di Franco Graziosi e Luigi Veronelli

AF: E così inizia il tuo percorso in AIS

FG: Il 29 marzo 1982, alla Camera di Commercio di Como parte un corso di 1° Livello organizzato dal Delegato Alessandro Meroni, con Aldo Comi responsabile regionale (allora chiamato fiduciario). Mi iscrivo e partecipo attivamente. Ricordo ancora i nomi dei principali relatori: Pier Giuseppe Penati e la moglie Tiziana, Franco Colombani del ristorante Il Sole di Maleo che diventerà di lì a poco Presidente dell’AIS, Gigi Rosso produttore, Giorgio Grai enologo. Il 24 maggio supero gli esami e comincio subito a collaborare con la Delegazione. L’anno successivo frequento il secondo livello a Erba. Per il terzo livello dovrò spostarmi a Milano al Terrazzo Motta Duomo dove Luigi Gaviglio organizzerà il corso con esame finale presieduto da Giuseppe Vaccarini, che mi esaminerà alla prova orale.

AF: Giorgio Rinaldi, Delegato AIS di Como, su questa rivista (Viniplus n° 4, Marzo 2013), tra i tanti che ha ringraziato nella vostra delegazione, ha citato anche te dicendo: «Per anni, stando al mio fianco, mi ha reso la vita più facile». Raccontaci un po’ di cosa ti sei occupato in tutti questi anni in AIS Como

FG: La mia vita in AIS Como, iniziata a 36 anni e mai smessa, è caratterizzata da due fasi distinte, ma omogenee al loro interno. Ho avuto solo due delegati provinciali: Alessandro Meroni dal 1982 al 1994 e Giorgio Rinaldi dal 1996 ad oggi. Meroni e Comi, i miei insegnanti e maestri del vino, mi chiesero subito di collaborare con loro all’organizzazione della Delegazione. Si chiamava Delegazione di Como e Sondrio e comprendeva anche Lecco, non ancora diventata provincia. Ricordo di decine e decine manifestazioni fatte, tra degustazioni, presentazioni vini di aziende e consorzi, cene a tema con abbinamenti mirati, ma soprattutto proponendo corsi di sommelier del 1° e 2° livello equamente distribuiti in questi tre territori. Tutto questo lavoro era faticoso, ma anche molto formativo perché comprendeva tutte le esperienze di lavoro di una Delegazione. La prima volta del 3° livello a Como è stata nel 1987 al ristorante Il Castello di Monguzzo. Con l’aumento degli iscritti ai corsi e soprattutto con l’introduzione dei corsi pomeridiani, inizia la partecipazione a Como di residenti in altre province e in particolare di svizzeri ticinesi.

Nel 1994 Antonio Tonola, titolare con il fratello del La lanterna verde di Villa di Chiavenna, frequenta e supera il corso di sommelier professionista e con altri sommelier riesce a fondare la delegazione di Sondrio che si stacca da Como. Alla fine del 1994 per dissidi insanabili tra il fiduciario Como ed il delegato Meroni, quest’ultimo di dimette e la Delegazione di Como rimane senza guida e senza manifestazioni per due anni.

Di questo periodo, oltre alla decine di lezioni tenute sia al 1° che al 2° livello, mi piace ricordare il corso di 3° livello del febbraio–marzo 1993. Scorrendo l’elenco dei sommelier idonei, il cui attestato fu consegnato il 30 giugno 1993 a Erbusco nell’azienda Bellavista — presente, oltre ai dirigenti dell’AIS, anche Gualtiero Marchesi — ritrovo persone che ancora oggi sono figure importanti della Delegazione di Como: Mattero Longhi, ancora oggi relatore AIS, ma soprattutto Arianna Andreoni e Giorgio Rinaldi.

AF: E qui inizia quella che definisci la cosiddetta “seconda fase” tua e di AIS Como.

FG: Certo, nel 1996 Arianna Andreoni e Giorgio Rinaldi diverranno segretaria e Delegato di Como e con il sottoscritto e Ugo de Guidi rifonderanno da zero la sezione, partendo da 32 iscritti, minimo storico della delegazione.

AF: Come avviene il tuo nuovo coinvolgimento nella “nuova” delegazione di Como?

FG: Un giorno di gennaio del 1996 squilla il telefono, è Giorgio Rinaldi che parla: «mi hanno offerto di fare il delegato di Como. Ho chiesto a Ugo (De Guidi) e Arianna (Andreoni) di entrare nel direttivo, ma se non entri tu lascio perdere». Accetto.

Iniziarono due anni frenetici, bisognava ricostruire tutto. Organizzammo subito corsi di 1° livello a Como e Lecco e poi degustazioni, conferenze sul vino nei patronati, in scuole, nei dopolavoro, con le associazioni Onlus. I corsi decollano e già nel 1998 potevamo effettuare a Como un terzo livello dal quale usciranno sommelier determinanti per il proseguo della Delegazione. Diversi ristoratori, i cui locali frequentiamo tutt’oggi, ma soprattutto si diplomarono Giancarlo Botta e Isodoro Corti che saranno di fondamentale aiuto all’interno della Delegazione.

Nel 2000, con Giancarlo Botta, diventò degustatore ufficiale e nel 2002 relatore. Nel 2001, con l’entrata di Mariella Colzani e Paolo Vismara si forma un bel gruppo di lavoro che è presente ancora oggi.

Giorgio Rinaldi, oltre alla gestione delle risorse e dei servizi e all’organizzazione delle serate, mi delega anche alla direzione dei corsi. La cosa avviene più o meno così: un giorno del 2001, Giorgio si siede davanti a me e dice: «Ho la possibilità di seguire un corso esclusivo ed impegnativo di analisi sensoriale presso l’Università del Sacro Cuore di Piacenza con il prof. Fregoni. Mi porterà via del tempo che sto dedicando all’AIS. Se posso lasciarvi soli in Delegazione per determinati periodi accetto, altrimenti rinuncio senza problema». Naturalmente fece il corso e credo sia stata una delle svolte principali della sua vita e tutti in Delegazione siamo contenti di aver contribuito, anche se in minima parte, a fargli conseguire quei livelli di preparazione, conoscenza e responsabilità che tutti conoscono.

AF: Ha un vino, una tipologia, o un territorio del vino, al quale sei particolarmente affezionato e perché?

FG: Porto con me sempre un ricordo. Milano, 4–5 luglio 1984, Terrazzo Motta Duomo. Una delle più grandi degustazioni monografiche di Sauternes effettuate in quel periodo in Italia.

Non avevo ancora frequentato il 3° livello, ma comunque avevo svolto numerosi servizi. Così vengo chiamato anche in questo caso. Il primo giorno vengono presentati otto Sauternes: Deuxième e Première Cru. Nel secondo giorno, sono degustati altri cinque Sauternes e tre botritizzati europei (Picolit, Trockenberenauslese, Tokaji Aszu 5 puttonios).

La quinta bottiglia ed ultima dei Sauternes è il mitico Chateau d’Yquem 1975, Première Cru superior classée presentato dal proprietario Lu Saluces, anticamente Marchese di Saluzzo.
Mai assaggiato prima. Ultimato il servizio, raccolgo garbatamente e con discrezione i fondi delle sei bottiglie in dotazione servite e riempio mezzo bicchiere tulipano piccolo usato nella degustazione. Credo di aver bevuto il miglior vino dolce che mi fosse mai capitato.

Nella documentazione consegnata per l’evento, che ancora conservo gelosamente, tra i dati a commento di Chateau d’Yquem 1975 c’era scritto: “à boire avant 2075”. Eravamo nel 1984!