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Il Trento DOC con Roberto Anesi, per chi non c’era

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foto: Anna Fracassi

“Il trentino è un territorio particolarmente vocato per le bollicine” esordisce Roberto Anesi. Sarà di parte, ma alla fine della serata saremo in molti ad essere d’accordo con lui. Trasuda passione il suo racconto, più di due ore fra storia, territorio, degustazioni, ed ancora valli, laghi, correnti termiche, aneddoti e dettagli.

In passato, sotto la dominazione dell’impero Austro Ungarico, il Trentino era la cantina del vino rosso. Più recentemente il vino bianco prevale, con Chardonnay e Pinot Grigio che pesano per oltre la metà delle uve prodotte – e naturalmente le bollicine!

Sono circa 9 milioni le bottiglie prodotte a denominazione Trento DOC, il cui disciplinare prevede quattro vitigni: Chardonnay, Pinot Bianco, Pinot Nero e Pinot Meunier. Poi la rifermentazione in bottiglia e un lungo contatto con i lieviti. È pratica diffusissima che le aziende adottino degli standard produttivi ancora più restrittivi, con contatti più prolungati di quanto richiesto dal disciplinare. E lo vedremo nella degustazione delle sette bottiglie scelte per noi da Roberto.

C’è un interessante inciso sul global warming: se le temperature crescono significa che le zone della vitivinicoltura cambiano, si anticipano le fasi enologiche e le vendemmie. Ma – ci fa notare Roberto – anticipando si può penalizzare la maturazione aromatica ed avere vini eccessivamente “verdi”.
Che fare allora? Ecco il ruolo della vitivinicoltura in quota in Trentino: si salvaguarda l’acidità, si ha una maturazione più lenta e il risultato sono profumi più complessi.
E poi c’è il terreno, di origine glaciale con materiali di riporto dal ritiro delle glaciazioni. E la ventilazione,  forse addirittura più importante della composizione del terreno; qui infatti è anche la ventilazione tiepida proveniente dal Garda che che contribuisce alla maturazione.
È in queste condizioni che si sviluppa un acino croccante, la materia prima perfetta per prodotti di grande qualità come quelli che abbiamo degustato.

Alcuni provengono dalla Val di Cembra, una zona a sé. Le uve poggiano su terreni porfirici, ci sono correnti fredde, siamo fra 450 e quasi 900 metri di altezza. Questa zona esprime forse le più interessanti uve per il metodo classico trentino. Vini freschi, sapidi e diretti, un po’ come le caratteristiche nervose della valle.

Altri dalla Valle dell’Adige, zona produttiva più importante per aziende e produttori. Qui i vini sono decisi, schietti, a tratti addirittura scontrosi. Sono terreni ricchi di calcare, con una buona escursione termica, più riparati dal fresco delle montagne.

Ed infine ancora dalla Vallagrina e la vicina Valle dei Laghi. La prima con i suoi terreni basaltici, poveri e rocciosi; ventilata e con vigneti relativamente alti, attorno ai 450 metri di quota. La seconda invece ci offre quasi un assaggio di clima mediterraneo, grazie alla ampia esposizione alle correnti del Garda.

E veniamo alle degustazioni!vini-anesi

Trentodoc Brut Nature 2011 – Moser

Chardonnay proveniente dai vigneti più alti, 60 mesi sui lieviti, fermentazione in acciaio, prodotto in 6.000 bottiglie.

Nel bicchiere è un bel giallo limone. Offre sentori agrumati di lime e limone, il tipico aroma di crosta di pane non è per nulla marcato. Un naso immediato, piacevolmente espressivo, un buon bilanciamento fra sentori fruttati e spezie.
Al palato è cremoso, piacevole, con un carattere agrumato e di fiori bianchi. Secco e acido, con una buona persistenza, un piacevole finale quasi salato. Affilato, azzarda Roberto.


Trentodoc Dosaggio Zero Ororosso 2011 – Cembra

Chardonnay, 60 mesi sui lieviti, fermentazione in acciaio, prodotto in 6.000 bottiglie.

Giallo paglierino intenso, un profilo olfattivo molto diretto di agrume e ananas, poi pane speziato al cumino, erbe aromatiche, iodato.
Il sorso è pieno, con una netta salinità e sapidità. Una grande coerenza con il territorio.


Trentodoc Brut Millesimato Domini Nero 2011 – Abate Nero

Pinot Nero, 60 mesi sui lieviti, fermentazione in acciaio, prodotto in 3.000 bottiglie

Giallo paglierino brillante, con il profilo aromatico tipico del pinot nero, con frutta matura e note di panificazione che fanno pensare al pane allo zenzero. Poi ancora sentori di frutta secca e pandoro.
Arriva in bocca elegante, con bollicine cremose e un finale intenso e lungo, che lascia al palato un aroma di cedro candito e scorze di arancia amara essiccate.


Trentodoc Dosaggio Zero Riserva 2010 – Letrari

Chardonnay e Pinot Nero, 60 mesi sui lieviti, fermentazione in acciaio e legno, prodotto in 7.000 bottiglie.

Colore giallo paglierino quasi dorato, già al colore possiamo indovinare la provenienza da una zona temperata come la Vallagrina. Al naso profumi di kumquat (il mandarino cinese), vaniglia, miele, mango, papaya e pepe, una nota quasi affumicata.
Al palato è avvolgente e lascia il cavo orale piacevolmente asciutto, quasi salato.


Trentodoc Extra Brut Riserva Erminia Segalla 2009 – Pisoni

Chardonnay e Pinot Nero, 82 mesi sui lieviti, prodotto in 2.200 bottiglie.

Colore Giallo paglierino limpido, bollicine fini. Aromi di mango disidratato, gelsomino, frutta secca tostata e papaya. Poi anche caffè.
Cremosissimo al palato, ricorda ancora la pasticceria ed il pan brioche.


Trentodoc Extra Brut Rosé Cavaliere Nero 2011 – Revì

Pinot Nero, fermentazione in acciaio, 72mesi sui lieviti, prodotto in 2.700 bottiglie.

Colore elegante, rosa antico tendente al salmone. Bollicine finissime. Al naso colpisce l’aroma di Nigritella, che poi lascia spazio al pane di segale alle spezie ed infine all’arancia.
Sorprende la grande bevibilità, lascia il palato leggero e pulito.


Trentodoc Dosaggio Zero Perlé Zero Cuvée Zero10 – Ferrari

Chardonnay, multimillesimato in quanto assemblaggio di tre annate (2006, 2008, 2009), vinificazione in acciaio e legno, almeno 72 mesi sui lieviti,prodotto in 22.000 bottiglie.

Riflessi dorati nel bicchiere e poi il profilo aromatico che regala pompelmo, zenzero, arancia amara, sentori floreali e di erbe aromatiche, e poi ancora lo zenzero, questa volta candito. La salinità si sente già al naso.
Al sorso è cremoso, quasi burroso.


 

Grazie Roberto per questo viaggio nelle bollicine di montagna!

Una gita fuori porta: la Cantina Bellavista

Cari amici,

sabato 6 maggio la Delegazione di Como ha fatto una bellissima gita “fuori porta”. Siamo andati in zona Franciacorta in visita ad una importante cantina: Bellavista.

La storia di questa bellissima realtà inizia nel 1977 quando Vittorio Moretti nel cuore della Franciacorta, sopra e sotto la collina Bellavista, bellissima collina morenica, decide in quell’anno di trasformare in azienda una piccola attività vitivinicola fondata su alcuni ettari di proprietà di famiglia.

Oggi sono più di cento vigne, studiate, amate e riconosciute per nome di straordinaria qualità, posizionate appunto sulla collina Bellavista, così chiamata per la splendida posizione che, da un unico punto, vede stringersi il lago di Iseo e la pianura padana sino alle Alpi.

Ogni lavorazione è curata nei minimi dettagli: dalla vendemmia separate a seconda dell’esposizione del vigneto, alle 1.600 pièces (piccole botti) per la fermentazione dei mosti, e al giacimento prezioso dei vini riserva. Tiraggio, rémuage, sboccatura, è tutto svolto manualmente.

Guidati dalla passione e dalla professionalità del bravissimo Francesco Pedrali di Bellavista, giovane laureato in agraria viticultura e enologia presso l’Università di Milano, abbiamo percorso i luoghi dove nascono i loro Franciacorta, per comprendere al meglio la loro filosofia produttiva che si nasconde dietro ogni calice di Bellavista. Una visita tra la sale di vinificazione, la bottaia e la sala di affinamento.

Il vino nasce da un enorme rispetto verso la natura, viene spesso rappresentato e raccontato come un valore, un’emozione. È una bevanda del corpo e dell’anima che ha saputo accompagnare la storia dell’uomo in ogni epoca, lontana e vicina. È un punto d’incontro, quasi un’avventura spirituale, in cui l’esperienza diventa la propria meta.

Con questa filosofia, ad ogni vendemmia, Bellavista riconosce per ogni filare la predisposizione e le potenzialità della grande annata, trattando e rispettando la vite con sapienza.

I vini millesimati di Bellavista sono prodotti in annate speciali, particolarmente fortunate, e sono l’omaggio alla tradizione dei grandi vini che trovano nell’armonia l’espressione migliore di un percorso che nasce nella vigna e trova poi perfezionamento nel gusto.

Oggi la cantina è guidata verso il futuro da Francesca Moretti, giovane enologa, che ha saputo rinnovare l’immagine e il marchio dell’azienda mantenendo un perfetto equilibrio fra tradizione e innovazione, in un’azienda stessa che ha reso Erbusco la Capitale della Franciacorta. ​Attualmente Bellavista conta circa 190 ettari vitati, che corrispondono ad un decimo del territorio vitato della Franciacorta per una produzione annua di circa 1.500.000 bottiglie.

A conclusione della visita abbiamo poi degustato la loro nuova cuvée Bellavista Vendemmia Brut 2011 Teatro alla Scala. Un Franciacorta che rispecchia il terroir e la filosofia di produzione della cantina stessa e che poi ritroviamo nel calice stesso. Il vino si presenta con perlage finissimo e persistente. Al naso esprime finezza, grazia ed al tempo stesso è generoso ed elegante. Ci sono note floreali di alloro, di biancospino che si accompagnano a sentori di agrumi canditi, di piccola pasticceria e di confetti. Al gusto è asciutto, elegante, aristocratico, segnato da un perfetto equilibrio tra freschezza e morbidezza. Sapido, chiude con un finale lungo, stupendo per pulizia e persistenza.

Finita la visita ci siamo poi diretti al ristorante, wine bar ed enoteca Dispensa Pane e Vini. Location molto bella ed accogliente. All’ingresso c’è un bellissimo bancone dove ci sono numerosi salumi e formaggi esposti e dove è possibile anche fare degli assaggi oppure prendere un aperitivo. Subito dopo troviamo una bella e grande area dedicata ad esposizioni di prodotti di eccellenza quali paste, conserve e oli, nonché una vasta esposizione di vini.

Abbiamo poi mangiato piatti tipici della tradizione locale accompagnati da bollicine franciacortine, anche qui il vino di Bellavista non poteva mancare!

Nel pomeriggio siamo rientrati a Como soddisfatti della bella giornata trascorsa.

Come sempre un grazie al Delegato Giorgio Rinaldi che ha saputo intrattenere e guidare l’intera giornata ma un grazie particolare anche a Giusy Ippolito per la sua grande disponibilità e professionalità nell’organizzare questo bellissimo evento.

«Il vino non si beve soltanto, si annusa, si osserva, si gusta, si sorseggia e… se ne parla»
Edoardo VII (1841–1910)

Alla prossima volta!

Lo Scotch Whisky, i consigli di Claudio Riva per una corretta degustazione

Altra interessante serata organizzata da AIS Como quella di martedì 18 Aprile presso l’Associazione Cometa dove il protagonista assoluto è stato lo Scotch Whisky presentato da Claudio Riva, grande conoscitore e divulgatore di whisky, nonché fondatore di importanti realtà come Whisky Club Italia e I Love Laphroaig.

In scozia ci sono oggi 110 distillerie, di cui 48 sono concentrate nella zona dello Speyside.

Per disciplinare, lo Scotch Whisky deve essere prodotto utilizzando esclusivamente malto d’orzo, acqua e lievito, tradizionalmente con doppia distillazione e sottoposto a un processo di invecchiamento all’interno del territorio scozzese per un periodo minimo di tre anni, in botti di rovere di massimo 700 litri.

Ne deriva che, ad eccezione dei torbati dominati dagli aromi primari del malto peated utilizzato, il carattere di un whisky è strettamente legato all’interazione con il legno che oltre a cedere lentamente i suoi profumi crea una profonda contaminazione con il terroir. Si stima, infatti, che per effetto dell’evaporazione ogni anno circa l’1% del whisky contenuto nelle botti si disperda nell’aria — la cosiddetta parte degli angeli — e che l’ossigeno, penetrando nella botte, porti con sé tutti i profumi che caratterizzano l’ambiente esterno.

I consigli di Claudio Riva per degustare il whisky in modo ottimale

Che cosa fa un esperto per degustare al meglio un whisky di malto? Ecco qui i consigli di Claudio:

1. Aggiungete tre gocce d’acqua al whisky. Questo serve per far si che il whisky si apra al mondo esterno, soprattutto nel caso di un affinamento in legno prolungato.

2. Evitate di roteare vorticosamente il bicchiere. Fatelo ondeggiare lentamente in modo che l’alcool si attacchi alle pareti

3. Avvicinate il bicchiere al naso e procedere con olfazioni rapide e profonde. Durante le olfazioni ricordatevi di tenere sempre la bocca aperta.

4. Fate un primo assaggio. Prendete un sorso di whisky e tenetelo in bocca per almeno cinque secondi prima di deglutirlo.

5. Procedete con il secondo assaggio. È qui nel secondo assaggio che il whisky vi si racconterà definitivamente. Anche per il secondo assaggio ricordatevi di tenere in bocca il whisky per qualche secondo prima di deglutirlo.

Non riuscite a tenere in bocca il whisky per 5 secondi? Abituate gradualmente il palato.Se non siete abituati al gusto forte e pungente del whisky dato dall’elevato contenuto alcolico, Claudio consiglia di abituare gradualmente il vostro palato. Come fare? Iniziate bevendo insieme acqua e whisky, in modo da ammorbidire la pungenza dell’alcol.

Fatelo con stile: non mescolate acqua e whisky nel bicchiere (sacrilegio!), ma direttamente in bocca.

  • Prima di assaggiare il whisky, prendete un po’ d’acqua e tenetela in bocca senza deglutirla; a questo punto bevete anche il whisky e lasciate che acqua e alcol si mescolino regalandovi una sensazione più vellutata e meno pungente.
  • Riducete gradualmente l’acqua nelle degustazioni successive, per abituare lentamente il palato.

E ora… spazio ai whisky!

Eccoci finalmente arrivati al momento più atteso: la degustazione dei quattro malti, ognuno rappresentativo di una zona specifica della Scozia.

Auchentoshan 17 anni
Lowland Single Malt Scotch Whisky, 1998–2016, 46% vol.
Iniziamo subito con l’eccezione. Questo è uno dei rari casi di whisky di Scozia prodotto con tripla distillazione (tipicamente irlandese). Presenta un naso fruttato di pera williams, miele millefiori e note di pasticceria (cioccolato bianco). Grande pungenza in bocca data da una elevata nota alcolica, tornano le note dolci del legno con finale agrumato (cedro) molto piacevole
Clynelish 15 anni
Highland Single Malt Scotch Whisky, 2001–2016, 46% vol.
Decisamente piu complesso del precedente svela note di miele d’acacia, pesca matura, biscotto, cera. In bocca è più morbido e robusto del precedente con un finale decisamente speziato tra cui si riconoscono sentori di tabacco e liquirizia. Pur con lo stesso tenore alcolico del precedente non si avverte la sensazione di pungenza in quanto qui l’alcol è ben bilanciato dalla dolcezza e dalla struttura del malto
Glendronach 12 anni
Speyside Single Malt Scotch Whisky, 2004–2016, 51.1% vol.
Situata ad est dello Speyside produce un single malt caratterizzato dalla maturazione in botti ex-sherry, nel caso specifico ex-P.X. Si presenta con un bel colore ambrato ramato al naso uva passa, vaniglia, cannella, un whisky decisamente robusto, grande struttura che non fa sentire minimamente i 51% di alcool ma con un palato cremoso e vellutato.
Caol Ila 10 anni
Islay Single Malt Scotch Whisky, 2006–2016, 46% vol.
Finalmente arriva la torba! Caol Ila è uno dei riferimenti del whisky di Islay, dove per tostare l’orzo in fase di maltazione si usa l’unico combustibile naturale a disposizione: la torba. L’orzo si impregna del fumo di torba e tutto il suo carattere rimane nel distillato, caratterizzandolo con imponenti sentori torbati, affumicati, salmastri e iodati. Sono prodotti che o si amano o si odiano, senza mezze misure, ma che in ogni caso bisogna assaggiare perché solo così possiamo familiarizzare con questi profumi e sapori

Photo Credits: Claudio Riva

I vini macerati di Damijan Podversic

“Il vino è la poesia della Terra” (Mario Soldati). Così Damijan Podversic sintetizza in una frase la sua filosofia di vignaiolo. Siamo nel Collio, in provincia di Gorizia. Tra le colline di Gradiscutta e San Floriano. “Oggi,” racconta il produttore, “mi sento una persona fortunata, perché sto facendo quello che ho sognato sin da bambino, sogno di fare vino da quando avevo 12 anni. Molto importante è stata la figura di mio padre che, con il suo esempio, ha rafforzato in me l’amore per la terra. Il vino è l’unica cosa in cui sento di potermi azzardare a fare qualcosa di veramente personale. Bisogna osare, aspirare al massimo.”

“Chi non osa, non va avanti.” Damijan è un vignaiolo sensibile e determinato. Il vino, per il produttore friulano, nasce da un enorme rispetto verso la natura: lavorare con lei vuol dire rispettare i suoi tempi, che sono dettati dalla luna, dalle costellazioni e dai suoi elementi e organismi. Tutto questo è una buona parte del mestiere di contadino. Guardando attentamente scopriamo quanta vita c’è nella natura, dobbiamo sempre stare attenti a rispettarla e a non farla morire.

Damijan ha le idee molto chiare su ciò che ci vuole per fare un vino di territorio: terra, vitigno e seme. Sul monte Calvario c’erano dei vigneti vecchi e anche abbandonati. Lì ha iniziato ad acquistare piccoli pezzi di terra. Oggi su questi terreni hanno il loro nucleo più importante di circa sei ettari, impiantati con ribolla gialla, malvasia, friulano (tocai), merlot e cabernet sauvignon. A San Floriano un altro mezzo ettaro, che faceva parte dell’azienda di suo nonno, adibito a chardonnay. A Gradiscutta ancora due ettari in affitto con chardonnay, malvasia e friulano. A Piedimonte un’ulteriore ettaro e mezzo in affitto da 20 anni con friulano, chardonnay e malvasia.

Per decidere la vendemmia, cammina tra i suoi vigneti degustando la buccia e il seme, aspettando la fase lunare ideale. “Se l’uva non è matura non si vendemmia anche sapendo che perderò parte della produzione.”

Anche in cantina, come nel vigneto, il tempo è scandito dalle fasi lunari che determinano tutti gli stadi del lavoro. “La ricchezza dell’uva è racchiusa nella buccia e nel seme, elementi necessari nella fermentazione, solo così il vino risulterà completo”. Il mosto rimane sulle bucce finché non finiscono tutte le fermentazioni, nel frattempo si procede con il rimescolare (follatura), questa operazione viene fatta più volte al giorno per impedire il formarsi di fermentazioni batteriche. Nei suoi vini sentirete frutti di tutti i generi, dalla pesca agli agrumi alle erbe fresche, comunque sempre frutti maturi. Non troverete mai sentori erbacei, perché l’uva che vinificano è stramatura. È l’acidità che dà la freschezza in bocca, e se questa è naturale ed equilibrata non avremo la sensazione di amaro e slegato. Il vino che viene fatto è il giusto equilibrio tra ossidazione e riduzione.

Per Damijan il vino rimane tutto ora un grande mistero, davanti a cui inginocchiarsi. Il vino è cielo nella terra e terra nel cielo, il fil rouge che collega terrestre e celeste, trafiggendo l’anima dell’uomo, elevandolo spiritualmente e consumandolo fisicamente.

Anche su questo Damijan la pensa in maniera molto saggia: “Il vino è il cibo dell’anima e come tale deve essere rispettato, non bisogna abusarne. Se diventa il cibo del corpo è finita, si trasforma in una malattia.” Nonostante le oltre 30 vendemmie alle spalle, il vino non cessa mai di stupirlo ed è sempre una fonte di grandi emozioni.

Durante la serata abbiamo degustato sei etichette:

  1. Nekaj 2012
  2. Malvasia istriana 2012
  3. Kaplja 2012
  4. Ribolla gialla 2012
  5. Kaplja 2005
  6. Ribolla gialla 2009

1. Nekaj 2012 Bianco IGT

Bianco IGT — Friulano 100%
4 viti AIS 2017

Vinificazione: La fermentazione avviene in presenza delle bucce in tini troncoconici di rovere per 60–90 giorni. Finita la fermentazione, viene invecchiato in botti da 20 e 30 hl per 23 mesi e affinato in bottiglia per 6 mesi. I sedimenti presenti in bottiglia propri del vino lo conservano e lo proteggono.

Note di degustazione: Giallo dorato, dai sentori complessi ed eleganti, costantemente in evoluzione di frutta matura a polpa gialla, agrumi canditi e mela cotogna, con belle note agrumate sul finale. In bocca è morbido e corposo, sapido e intenso, ben bilanciato lungo tutto il sorso.

2. Malvasia 2012

Bianco IGT — Malvasia istriana 100%
3 viti AIS 2017

Vinificazione: La fermentazione avviene in presenza delle bucce in tini troncoconici di rovere per 60–90 giorni. Finita la fermentazione, viene invecchiato in botti da 20 e 30 hl per 23 mesi e affinato in bottiglia per 6 mesi. I sedimenti presenti in bottiglia propri del vino lo conservano e lo proteggono.

Note di degustazione: Giallo dorato. Al naso delicati sentori fruttati, dotato di una fresca ed elegante nota minerale. In bocca è morbido e dai tratti finemente aromatici sostenuti da una buona acidità.

3. Kaplja 2012

Bianco IGT — Chardonnay 40%, Malvasia istriana 30%, Friulano 30%
3 viti AIS 2017

Vinificazione: La fermentazione avviene in presenza delle bucce in tini troncoconici di rovere per 60–90 giorni. Finita la fermentazione, viene invecchiato in botti da 20 e 30 hl per 23 mesi e affinato in bottiglia per 6 mesi. I sedimenti presenti in bottiglia propri del vino lo conservano e lo proteggono.

Note di degustazione: Giallo dorato carico, quasi ambrato nel bicchiere. Al naso sentori intensi e concentrati di frutti dolci e maturi, pesca e albicocca candita, miele e spezie dolci con una spruzzata di agrumi. Il sorso è ampio e morbido, caratterizzato da un bell’equilibrio tra acidità e sapidità.

4. Ribolla gialla 2012

Bianco IGT — Ribolla gialla 100%
3 viti AIS 2017

Vinificazione: La fermentazione avviene in presenza delle bucce in tini troncoconici di rovere per 60–90 giorni. Finita la fermentazione, viene invecchiato in botti da 20 e 30 hl per 23 mesi e affinato in bottiglia per 6 mesi. I sedimenti presenti in bottiglia propri del vino lo conservano e lo proteggono.

Note di degustazione: Giallo dorato carico. Bouquet intenso ed etereo, con piacevoli note di erbe aromatiche e delicati cenni fruttati. In bocca è elegante e profondo, sostanzioso ma mai pesante, dotato di profonda mineralità.

5. Kaplja 2005

Bianco IGT — Chardonnay 40%, Friulano 35%, Malvasia istriana 25%
4 grappoli AIS 2009

Vinificazione: La fermentazione avviene in presenza delle bucce in tini troncoconici di rovere per 60–90 giorni. Finita la fermentazione, viene invecchiato in botti da 20 e 30 hl per 23 mesi e affinato in bottiglia per 6 mesi. I sedimenti presenti in bottiglia propri del vino lo conservano e lo proteggono.

Note di degustazione: Giallo dorato carico con sfumature ambrate, dai sentori intensi e complessi di frutta a polpa gialla dolce e matura, albicocca disidratata e candita, miele e vaniglia, con una leggera spruzzata di agrumi. In bocca è incredibilmente cremoso e ampio, quasi burroso con sentori speziati sul lunghissimo finale.

6. Ribolla gialla 2009

Bianco IGT Ribolla gialla 100%
5 grappoli AIS 2014

Vinificazione: La fermentazione avviene in presenza delle bucce in tini troncoconici di rovere per 60–90 giorni. Finita la fermentazione, viene invecchiato in botti da 20 e 30 hl per 23 mesi e affinato in bottiglia per 6 mesi. I sedimenti presenti in bottiglia propri del vino lo conservano e lo proteggono.

Note di degustazione: è caratterizzata da un luminoso giallo ambrato. Il vino possiede un bouquet intenso ed etereo, con piacevoli note di erbe aromatiche e delicati sentori fruttati. Al palato si rivela elegante e profondo, con un piacevole gusto fresco e minerale.

Rum e cioccolato con il Presidente Fiorenzo Detti

Saccharum officinarum, nome scientifico della canna da zucchero, potrebbe essere l’origine  del nome rum con cui si identifica oggi il noto distillato caraibico. L’altra possibile origine la possiamo trovare nel termine rumbullion (trambusto, confusione), con probabile riferimento agli attacchi dei  pirati cui erano soggette le navi che trasportavano rum.

Nella sala gremita dell’Associazione Cometa, Fiorenzo Detti, Presidente di AIS Lombardia nonché grande conoscitore di distillati e liquori, ci ha condotto per mano in una magnifica serata dedicata interamente a questo prodotto, raccontandoci con tutta la sua passione i segreti, gli stili, i diversi metodi produttivi, corredando il tutto con  aneddoti simpatici e interessanti.

Dopo una breve introduzione su storia e concetti fondamentali del mondo della distillazione ci siamo addentrati ad esplorare i 4 stili produttivi del rum analizzando ogni singolo paese di produzione.

Abbiamo parlato di rhum secondo la scuola francese, rappresentato da Haiti, Guadalupe, e Martinica, che si distingue per l’utilizzo dell’intero succo ottenuto dalla spremitura della canna da zucchero. Il rhum prodotto in queste nazioni si chiama rhum agricole per distinguerlo da tutti gli altri ottenuti invece dalla melassa, il residuo che si ottiene dal processo produttivo dello zucchero.

Poi abbiamo parlato di rum inglese, ottenuto dalla melassa e distillato nei tipici coffey still, sistema di distillazione a colonna tipica degli Scoth Whisky. I più importanti paesi produttori sono Giamaica, Barbados, Guyana e Bermuda.

Sempre prodotto dalla melassa è il ron spagnolo tipico di Cuba, Santo Domingo e Portorico e caratterizzato dal tipico sistema di invecchiamento in botti secondo il metodo soleras tipico degli Sherry.

Infine lo stile demerara dal nome dell’omonimo fiume in Guyana dove viene prodotto il miglior zucchero di canna al mondo e l’unica distilleria attualmente attiva produce rum diventati oggetto di culto tra i grandi appassionati.

Di seguito i rum in degustazione con alcune note.

Rum Nation Peruano 8 y.o.
Perù, stile spagnolo
Ambrato cristallino, abboccato, lascia una bella dolcezza in bocca con note di frutta tropicale miele e croccante alle mandorle. Una piacevole vena ruffiana data dall’invecchiamento in botti di Sherry

Rum Agricole Vieux Pyramide J.Bally 7 y.o.
Martinica, stile francese
Prodotto con utilizzo di alambicchi discontinui alla Charentais si presenta con un naso più deciso più secco con note di albicocca stramatura un mix di spezie dolci, liquirizia e chiude in bocca con un bel finale amaricante

Rum El Dorado 12 y.o.
Guyana, stile demerara
Equilibrio tra potenza e morbidezza, pulito, invoglia al riassaggio immediato note di frutta tropicale, mango papaya, e spezie dolci. Spicca il cioccolato bianco la vaniglia e il caramello.

Rum Appleton Estate 21 y.o.
Giamaica, stile inglese
Una delle distillerie più antiche al mondo prodotto in discontinuo presenta note agrumate, cioccolato, liquirizia e uno splendido finale di frutta secca, nocciole e mandorle.

Astoria: l’arte del Prosecco

Martedì 21 Febbraio 2017 il Westin Palace Hotel di Milano è stato la splendida cornice in cui si è svolta la serata di degustazione dei vini dell’Azienda Astoria.

Il proprietario, Giorgio Polegato, ha presentato Astoria, che fa della qualità uno dei suoi motivi di vanto. L’Azienda Agricola si trova a Refrontolo (Treviso), nel cuore della zona DOCG Conegliano Valdobbiadene. Quaranta ettari, situati in una delle zone viticole più belle d’Italia, famosa per il suo clima, la dolcezza dei suoi colli e il susseguirsi armonioso dei vigneti. L’Azienda lega il suo nome al prodotto per eccellenza della tradizione enologica veneta: il Prosecco.

Quando si parla di Prosecco si parla soprattutto di numeri, e che numeri!

Grazie alla riserva vendemmiale si stima, al pieno potenziale, un incremento di circa 500 mila ettolitri che andranno ad aggiungersi ai 3 milioni di ettolitri della vendemmia in corso. Quantità che consentiranno così di imbottigliare circa 450 milioni di bottiglie. La domanda di Prosecco cresce a un ritmo superiore al 20% l’anno, soprattutto dall’estero, Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania in testa.

L’Azienda Astoria vende in 90 Paesi, spiega Giorgio Polegato, forte di un carico da 3,5 milioni di bottiglie l’anno. Entro 15 anni prevedono una produzione totale di Prosecco di un miliardo di bottiglie circa. Cifre da capogiro.

Ma Astoria non è solo Prosecco, produce anche vini barricati tra cui i Colli di Conegliano Docg Crevada e Croder e si avvale del supporto tecnico di uno staff di grande competenza.

La degustazione dei vini è stata guidata dall’enologo di Astoria Roberto Sandrin che ci ha fatto rivivere, grazie alla sua grande passione, tutti i processi fatti in azienda, passando dalla raccolta delle uve, alla fermentazione, alla rifermentazione in autoclave fino all’affinamento in botte e poi in bottiglia.

Vini in degustazione

Spumanti

Asolo Prosecco Superiore DOCG Extra Brut Fanò, 2016
Uve: Glera. Perlage: minuto e persistente. Al naso si presenta elegante con sentori fruttati. Bella freschezza.

Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Rive di Refrontolo Brut Casa Vittorino, 2016
Uve: Glera. Perlage: fine, elegante e persistente. Al naso si presenta intenso, fruttato. Abbastanza fresco, sapido, armonico.

Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Extra Dry Millesimato, 2016
Uve: Glera. Perlage: a grana sottilissima, continuo. Al naso si presenta intenso, fruttato con sentori di pesca e melone. Al gusto è morbido, pieno, armonico.

Valdobbiadene Superiore di Cartizze Dry Arzanà, 2016
Uve: Glera. Perlage: a grana sottilissima, continuo. Intensi sentori fruttati, fragrante. Gusto fresco, fruttato. Armonico.

Metodo Lungo Cavazzani Brut Kálibro, 2013
Applicazione del Metodo Cavazzani Lungo, che prevede la rifermentazione e successiva maturazione in autoclave per un periodo fra i 6 e 12 mesi. La durata non è l’unica differenza con il metodo “corto”. Prevede infatti che al suo interno siano installati degli agitatori a elica e che hanno il compito di rimettere in sospensione i sedimenti della fermentazione. Questo favorisce l’arricchimento della struttura del vino e conferisce un profilo sensoriale più complesso. Perlage: minuto e brioso. Al naso è elegante, fine, sentori di arachidi tostate, miele di Acacia e vaniglia. Al gusto è fresco, sapido e con fitta persistenza fruttata.

Vini fermi

Colli di Conegliano Bianco DOCG Mina, 2015
Uve: Chardonnay, Incrocio Manzoni 6.0.13, Sauvignon. Affinamento in Acciaio. Sentori di frutta fresca e floreali. Al gusto è sapido e fresco.

Colli di Conegliano Bianco DOCG Crevada, 2013
Uve: Chardonnay, Incrocio Manzoni 6.0.13, Sauvignon. Cugino del precedente ma con affinamento in Barrique. Complesso con spiccati sentori di frutta matura e vanigliati. Al gusto è di ottima struttura e buona persistenza.

Colli di Conegliano Rosso DOCG Croder, 2013
Uve: Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot, Marzemino. Intenso, con note varietali ben integrate dall’aroma del legno. Al gusto è di ottima struttura, con tannini ben bilanciati, intenso e di buona persistenza.

Marzemino di Refrontolo Passito DOCG Fervo, 2015
Uve: Marzemino. (Appassimento naturale su graticci di canna per 90 gg. circa). Fine con decisi sentori di marasca e frutti di bosco. Al Gusto è dolce, di corpo, armonico, sapido, con gusto di mora e frutti di bosco.

E per concludere… congratulazioni ai nuovi degustatori!

La serata si è poi conclusa con il Vice Presidente di AIS Lombardia Hosam Eldin Abou Eleyoun che ha consegnato gli Attestati di Degustatore Ufficiale ai 30 sommelier che hanno superato l’esame di abilitazione lo scorso novembre 2016. Tra i premiati anche i nostri tre neodegustatori della Delegazione di Como:  Andrea Campanari, Marco Misitano e Luca Terzi.

Il Cerasuolo di Vittoria sbarca a Milano

Abbiamo partecipato il 18 gennaio a Milano alla serata Cerasuolo di Vittoria — Alla riscoperta del barocco siciliano, curata e condotta da Adriana Licciardello e Davide Gilioli.
Un vino eclettico, il Cerasuolo di vittoria. Un’annata non è mai uguale all’altra e nemmeno i produttori sono del tutto convinti nell’indicare i tratti distintivi dell’unica DOCG Siciliana. Ma pensandoci bene alcuni saltano fuori: la grande bevibilità, la piacevole acidità e la nota fruttata.

La DOC Cerasuolo di Vittoria nasce nel 1973, diventa DOCG nel 2005 ma affonda le radici nel passato; quasi duemila anni fa Plinio il Vecchio riferendosi ad un antenato di quello che probabilmente oggi è il Cerasuolo di Vittoria diceva del vino «che non doveva mancare in nessuna mensa regale di tutte le capitali del Mediterraneo.»

Due le versioni oggi per questa denominazione, il Cerasuolo di Vittoria e il Cerasuolo di Vittoria Classico, con un affinamento più lungo prima della immissione in commercio.

Siamo fra Gela e Vittoria, verso l’estremità sud-est della Sicilia, praticamente alla stessa altezza di Tunisi. Zona ventosa, clima secco, buon irraggiamento. Il terreno è sabbioso, terra rossa, ricca di ferro, forti escursioni termiche fra il giorno e la notte. Qui Nero d’Avola e Frappato, due vitigni diversissimi fra loro si uniscono nel Cerasuolo; forse è proprio questa dicotomia a renderlo un vino vincente.

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Il Nero d’Avola, probabilmente il più conosciuto vitigno siciliano. Grappolo medio, alato da una parte sola. Medio anche l’acino, di colore tendente al blu. Vinificato può dare grandi vini, con una buona predisposizione all’invecchiamento, dal colore ciliegia, aromi di frutta rossa, spezie, balsamici. Corposo e caldo in bocca con una buona trama tannica, ben bilanciato.

Il Frappato, molto fruttato, probabilmente il suo nome deriva proprio da una evoluzione dal termine fruttato, grappolo ed acino di medie dimensioni, buccia spessa, blu violaceo. Vinificato, si presenta anche lui color ciliegia, al naso offre sentori intensi, fruttati e speziati. Si presta bene all’invecchiamento.

Se di color ciliegia si parla per entrambi i vitigni, ecco che il dialettale cerasa spiega il nome del Cerasuolo. Prodotto in larghissima parte (80%) in biologico o in biodinamico è relativamente poco conosciuto in Italia mentre all’estero si fa apprezzare, ne sono testimoni le esportazioni: prevalentemente in USA, ma anche in Svizzera, Francia, Giappone.

Abbiamo degustato:

  • Cerasuolo di Vittoria DOCG 2014, Azienda Agricola Manenti
    Una grandissima bevibilità. Sentori fruttati di lampone e amarena, spezie, mineralità e un lungo finale mentolato. Tannino presente e garbato.
  • Cerasuolo di Vittoria Classico DOCG 2014, COS
    Frutta e erbe aromatiche: ribes, mora, timo, rosmarino. Un tocco balsamico mentolato, ma anche rosa essiccata e spezie. Bella freschezza, bella componente tannica.
  • Cerasuolo di Vittoria Classico DOCG 2013, Poggio di Bortolone
    Violetta, macchia meditarranea, prugna e more i sentori al naso. Tannini decisi ed avvolgenti ma non irruenti. Solo acciaio per questo Cerasuolo, e l’austerità si fa apprezzare.
  • Cerasuolo di Vittoria Classico DOCG Don Vicè 2013, Gurrieri
    Il rosso rubino inizia a lasciare intravedere un orlo granato. Floreale di violetta va poi subito alla frutta, soprattutto prugna, ma anche la speziatura di cannella e la mineralità della grafite.
    Ripreso il bicchiere dopo qualche minuto, è un’esplosione di caffè e tabacco da pipa.
  • Cerasuolo di Vittoria Classico DOCG Forfice 2011, Paolo Calì
    Rubino intenso, anche qui gli anni lasciano intravedere un bordo granato. Al naso la prima impressione è di sentori di evoluzione, catrame, cuoio. Prestando più attenzione ecco il fruttato, di prugna croccante e fragola. E’ un vino che preferirebbe essere accompagnato ad un piatto succulento anziché essere degustato asetticamente.
  • Cerasuolo di Vittoria Classico Barocco DOCG 2011, Avide
    Rosso rubino alla vista, al naso non manca nulla. Floreale di rosa, macchia mediterranea, carruba, pepe rosa. Ma anche fruttato di mirtilli e ciliegie, e non sfugge la spezia dolce dell’affinamento in barrique. Avvolgente in bocca, tannini delicati.

Articolo di Marco Misitano

Photo Credits: Consorzio Cerasuolo di Vittoria

Recensione: Como presenta i Vignerons

Lunedì 16 settembre 2013 a Como si è tenuta la degustazione di Champagne dei vignerons.

È stato un grande successo e noi della Delegazione di Como ne siamo molto soddisfatti, anche grazie a tutti i ringraziamenti e commenti positivi di coloro che hanno partecipato.

Oggi, navigando sul sito web di AIS Lombardia abbiamo abbiamo notato la magnifica recensione che i colleghi sommelier Gabriella Grassullo e Ezio Gallesi hanno scritto sulla degustazione dei Vignerons. Questo, oltre a renderci molto contenti per il successo della manifestazione, ci motiva a proporre altre iniziative di alto livello che vi proporremo per i prossimi mesi.

Vi terremo aggiornati sui prossimi eventi, nel frattempo vi invitiamo a leggere la recensione “Como presenta i vignerons” di Gabriella e Ezio. Un saluto a tutti!